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Alpinismo, Primo Piano

Cartoon Expedition per Simone Moro e Tamara Lunger

Nulla di non conosciuto nell’annuncio streaming da Kathmandu di Simone e Tamara: faranno la traversata delle creste del Kanchenjunga, senza l’uso dell’ossigeno. L’impresa era già stata compiuta per la prima volta nel 1989 da un gruppone di russi (M. Turkevich, V. Pastukh, R. Khaibullin e S. Bershov, Anatoli Boukreev, V. Khrichthaty, V. Balyberdin e S. Arsentiev V. Elagin, E. Klinezki, A. Sheinov e V. Koroteev) che, dopo aver aperto una nuova via sulla cima sud, raggiunta il 15 aprile, ed un’altra alla cima centrale, realizzarono la traversata di tutte le cime del Kanchenjunga, in entrambi i sensi, per un totale 11 chilometri, dalla cima ovest a quella sud e viceversa, con ossigeno. Lo avevamo già scritto in tempi non sospetti che la traversata sarebbe stata l’impresa che Simone e Tamara avrebbero tentato ed avevamo indovinato.

Partiranno dall’occidentale cima dello Yalung Kang (8505m), si dirigeranno verso la cima del Kangchenjunga lungo lo skyline montuoso sino alla Cima Sud (8476m), il tutto senza scendere al di sotto degli 8200m, per un totale di 5.5 chilometri in 7 giorni. Un progetto per onorare la memoria di Anatoli Boukreev, grande amico e compagno d’alpinismo di Moro che mori vent’anni fa sull’Annapurna mentre erano insieme. Simone se la cavò per un miracolo.

Niente ossigeno e questo è un ottimo intento. Niente portatori e sherpa ed anche questo è un proposito che dà grande valore al tentativo. Sette giorni oltre gli ottomila metri, in quella che Simone Moro ha ribattezzato, con grandi sorrisi di assenso di Tamara, come la “Happy Zone”, nell’intento di rottamare la lugubre e desueta definizione di “Zona della Morte” (anche se NorthFace nel sito dedicato alla nuova sfida continua nell’uso di “zona della morte”). Loro due soli, con il biglietto di esclusiva andata verso l’ignoto, con 15 kg di zaino sulle spalle, in pieno stile alpino. Una spedizione, questa al Kanchenjunga, che così annunciata è più severa e dura del Nanga Parbat in inverno che i due alpinisti hanno affrontato con successo lo scorso anno.

Malgrado l’annuncio che non ci sarà comunicazione non pare originale, qualche elemento di interesse c’è: non ci sarà informazione tradizionale se non con la narrazione a fumetti della spedizione, che loro racconteranno via telefono solo al vignettista. Tardivi emuli di “Tin Tin in Tibet”, un formidabile classico dei fumetti da collezione; seguirà la vendita per beneficenza degli originali fogli sui quali avrà preso forma questa particolare cronaca alpinistica. 

Alla fine un film che si vedrà nel circuito dei festival europei. 

Pare che l’alba “happyness” dell’alpinismo himalayano sia finalmente sorta, un “Nuovo Mattino” dell’alta quota, dopo quello di Gian Piero Motti degli anni settanta. Seguiremo con entusiasmo l’avventura di Simone e Tamara sul Kanchenjunga, consapevoli che ce la metteranno tutta, anche nel mantenerci interessati alla loro grande avventura. Verrebbe voglia di organizzare un trekking al campo base.

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