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Alpinismo

Ralf Dujmovits: tra alpinismo puro e commerciale

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BERGAMO — "Eravamo al Manaslu. Discutevo con il cuoco, all’improvviso si è aperta la tenda ed è entrata lei: Gerlinde. Ho pensato: è la donna della mia vita". E’ spontaneo come pochi Ralf Dujmovitz, alpinista tedesco che poco più di un mese fa, sul Lhotse, ha concluso i 14 ottomila. In quest’intervista, girata al campo base pochi giorni prima di quella storica scalata, Dujmovits ci racconta dei suoi progetti, della sua storia con Gerlinde Kaltenbrunner. E  fa una profonda riflessione sulle spedizioni commerciali che lui stesso organizza, ma dandosi dei limiti ben precisi dopo aver vissuto di persona la tragedia dell’Everest nel 1996.

“Ho salito tutti i 14 ottomila senza ossigeno, tranne l’Everest – dice Dujmovitz -. Voglio tornare per salirlo senza, l’anno prossimo, dall’Hornbein Couloir. Per me è molto importante, perché penso che scalare con l’ossigeno sia un po’ un inganno verso la montagna e verso lo sport”.

Deciso, consapevole e ironico, Ralf Dujmovitz è un alpinista davvero poliedrico. Nato il 5 dicembre 1961, inizia a studiare medicina ma interrompe per diventare guida alpina. Diventa famoso al pubblico scalando la nord dell’Eiger in diretta televisiva, ma tra gli alpinisti è stimato per le salite da manuale su tutto l’arco alpino e le decine di spedizioni in Himalaya, Karakorum, Ande, Alaska e Antartide. Viaggi che lo rendono una delle guide più esperte del mondo.

Ad oggi, è il primo alpinista tedesco ad aver salito tutti i 14 ottomila. Nelle sua scalate usa uno stile leggerissimo: piccoli team che di solito comprendono la moglie Gerlinde Kalternbrunner, il giapponese Hirotaka Takeuchi e pochi altri, niente portatori, niente ossigeno. Ma è anche uno dei più esperti organizzatori di spedizioni commerciali, con la sua Amical Alpin fondata nel 1989.

"Siamo stati fra i primi dell’alpinismo commerciale – racconta in questa intervista -. Nel 1994 ho offerto il K2 e sono salito in vetta con 5 clienti. Ma devo ammettere che nel 1996, quando accadde la tragedia sull’Everest, e io ero qui un’altra volta con una commerciale, ho capito che stavamo davvero lavorando “al limite” e ho deciso che non avrei più offerto spedizioni commerciali sugli ottomila più alti. Se offri un servizio e ti fai pagare per questo devi farlo in sicurezza. E noi questa sicurezza non possiamo garantirla quassù. I clienti, oggi, poi, non sono così forti e preparati come all’inizio".

Sara Sottocornola
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