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Politica

G8: il clima al centro della 2a giornata

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L’AQUILA — Dopo un primo accordo sull’ambiente raggiunto ieri, nella sala circondata significativamente dalle montagne, si parla di cambiamenti climatici quest’oggi al G8 dell’Aquila. Il consesso degli Otto grandi della Terra però verrà allargato ai capi di Stato di Brasile, Cina, India, Messico, Sud Africa ed Egitto fino a raggiungere un G14.

Dalla sessione di ieri sono arrivate, in prospettiva, intese di rilievo. I Paesi del G8 si impegnano a limitare «l’aumento globale della temperatura media a due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali» si legge in una nota ufficiale. Non solo. «L’obiettivo è di raggiungere una riduzione di almeno il 50 per cento delle emissioni globali entro il 2050, oltre all’obiettivo dei Paesi sviluppati di ridurre insieme le emissioni di gas serra dell’80 per cento o oltre entro il 2050, prendendo il 1990 come punto di riferimento per il calcolo delle riduzioni».
 
La dichiarazione, sottolineano con soddisfazione dalla presidenza italiana, rappresenta «un significativo passo in avanti» in vista della conferenza di Copenhagen che si terrà a dicembre.
 
L’obbiettivo dei 2 gradi centigradi è stato sottoscritto per la prima volta da Usa, Russia, Giappone e Canada, dopo che era già stato concordato nel 1996 dall’Unione Europea e i suoi membri nel G8: Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia.
 
Ridurre della metà delle emissioni attuali, comunque, sarà un traguardo difficile da raggiungere, su cui qualcuno avanza perplessità. Soprattutto perchè la riuscita non dipende solo dalle buone intenzioni dei paesi Occidentali. Per questo è necessario un confronto con le economie emergenti – Cina e India in primis – che avverrà già quest’oggi. "Sul clima c’è un accordo fra gli Otto ormai consolidato – ha detto il primo ministro italiano Silvio Berlusconi-. Però incontrando il presidente cinese ho trovato un forte scetticismo. Con Cina e India dobbiamo verificare il grado di accordo che si può trovare".
 
Già, la Cina e l’India. I due stati più popolosi del pianeta sono su posizioni diverse. La Cina è interessata al suo sviluppo e preoccupata che la riduzione dei gas industriali possa influire negativamente sulla sua attuale crescita economica. L’India, invece, non è disposta a firmare un impegno del genere se i paesi più industrializzati non ridurranno sensibilmente le emissioni a partire dal 2020.
 
Per trovare una via d’uscita comune oggi, dicevamo, a L’Aquila si tornerà a parlare di clima, in maniera approfondita. Ne uscirà presumibilmente una dichiarazione più complessa di quella resa pubblica mercoledì. Dopo l’accordo sulla riduzione dell’80 per cento dei gas serra entro il 2050, e dopo il confronto con i paesi emergenti, il Mef (che oltre agli Otto comprende anche Australia, Indonesia e Corea del sud e Danimarca) stilerà un documento in cui riconoscerà «l’opinione scientifica secondo cui l’incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi centigradi».
 
E’ un impegno forte, determinante per gli anni a venire. Difficile, comunque, che in un vertice del genere si vada oltre le dichiarazioni d’intenti. Spetta infatti a tavoli tecnici più "specializzati" stabilire norme, protocolli e regole comuni. A partire da quella Conferenza mondiale sul clima che si terrà a Copenhagen il prossimo dicembre e in cui verrà stilato un nuovo patto in seno alla Nazioni Unite, che vada oltre il protocollo di Kyoto.
 
Nel frattempo l’Italia non perde tempo. Senza dimenticare che il nostro paese è l’unico al mondo ad avere una rete di monitoraggio climatico in alta quota – la celebre Share del Comitato Evk2cnr – estesa dall’Himalaya al Karakorum, dall’Africa al Monte Cimone, il governo sta prendendo iniziative decisamente orientate all’innovazione scientifica e tecnologica in campo ambientale. E’ di ieri la notizia che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro per l’ambiente Stefania Prestigiacomo hanno sottoscritto un "Patto per l’ambiente" con 11 grandi aziende per portare energia solare nelle stazioni ferroviarie, nelle autostrade e negli aeroporti.
 
Un impegno da 12 miliardi di euro in tre anni che ha l’obiettivo di favorire la crescita economica attraverso la valorizzazione dell’innovazione e della tutela ambientale e consentire all’Italia di colmare il gap che la separa dagli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
 
In campo ci saranno Enel, Eni, Edison, Societa’ Autostrade, Edipower, Enac, Finbieticola, Ferrovie dello Stato, Italcementi, Sorgenia e Terna. "Quello sottoscritto oggi – ha detto il ministro Prestigiacomo – è un patto aperto a soggetti pubblici e privati e da domani è a disposizione di quanti si vogliono impegnare. Si tratta di un approccio nuovo dove le aziende sono costrette a mettere sul tavolo i loro progetti che una volta nel patto diventano impegno".
 
Il "patto" prevede finanziamenti agevolati per le tecnologie a basse emissioni e ad alta efficienza attraverso un fondo di rotazione di 600 milioni di euro per l’attuazione del Protocollo di Kyoto che, nel periodo 2009-2012, potrà stimolare investimenti fino a 3 miliardi di euro.
 
Le iniziative promosse attraverso il fondo consentiranno, nello stesso periodo, una riduzione della CO2 per circa 5 milioni di tonnellate/anno.
 
WP

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