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Alpinismo

Due cardiopatici in vetta al Bianco

 

COURMAYEUR, Aosta — Due cardiopatici genovesi accompagnati da un istruttore del Cai e da un cardiologo della Asl ieri mattina sono arrivati in cima al Monte Bianco. Hanno conquistato la vetta più alta delle Alpi, dopo una scalata di circa cinque ore e mezzo e 9 mesi di allenamento.

Erano le 8.30 del mattino quando hanno toccato il cielo sopra il Monte Bianco. Cinque ore e mezzo di salita, e un grande obiettivo raggiunto: nelle parole dei protagonisti, prima di tutto per loro stessi e poi per dare un segnale di speranza a tutti coloro che si ritrovano d’improvviso ad avere la vita sconvolta dalla diagnosi di una malattia di cuore.
 
Certo la salita non è stata improvvisata. Sono stati effettuati esami medici, sofisticati test per simulare le condizioni di alta quota in laboratorio, e verifiche con strumentazione trasportata fino in rifugi in alta montagna. Poi naturalmente un preciso allenamento atletico di oltre nove mesi.
 
Gli alpinisti genovesi sono entrambi cardiopatici. Uno dei due, di 61 anni, meno di un anno fa era stato sottoposto ad angioplastica coronarica. L’altro invece ha avuto un infarto circa 10 anni fa. Hanno scalato il Bianco accompagnati da un istruttore del Cai e da un cardiologo della Asl 3 Genovese.
 
"Per realizzare un progetto così ambizioso in totale sicurezza – ha spiegato in una nota Piero Clavario, cardiologo, responsabile del Centro Territoriale di Prevenzione e Riabilitazione Cardiovascolare della Asl 3 – abbiamo dovuto effettuare esami medici molto complessi, sia a livello del mare sia ad alta quota, e soprattutto ci sono voluti nove mesi di allenamenti intensi sempre sotto stretto controllo medico".
 
 
Valentina d’Angella
Foto courtesy of Aostasera
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