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Alpinismo

Nichetti, celebriamo il Torre senza polemica

TRENTO — "Non facciamo una serata sul Torre per raccontare una verità assoluta che non abbiamo o per fare una polemica che non vogliamo. Noi vogliamo che il Cerro Torre sia visto anche da chi non c’è potuto stare come una bellissima storia italiana. Maestri è solo uno dei tanti che ci è andato". Queste le parole di Maurizio Nichetti sulla discussa serata dedicata alla montagna patagonica. Ecco la sua videointervista.

L’attesa che ha preceduto quel 30 aprile del Trento Filmnfestival è stata enorme e molto chiaccherata. Quel giorno infatti erano in programma nel pomeriggio la presentazione del libro di Messner "Grido di pietra. Cerro Torre la motagna impossibile", e alle 21 una serata dedicata alla montagna.
 
I biglietti per la sera hanno fatto il sold out nel giro di pochissimo tempo, e alle 18 la sala Conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto era gremita di gente.
 
In molti si chiedevano se quegli incontri non fossero stati organizzati proprio al fine di riaccendere vecchi asti e fungere da cassa di risonanza alle polemiche sollevate da Messner. In molti si chiedevano come avrebbero fatto gli organizzatori a parlare di Cerro Torre senza far "scoppiare la bomba".
 
"Tutti si aspettavano dal festival una parola su questo evento – dice Maurizio Nichetti, direttore artistico del Trento FilmFestival -, Messner si aspetta di vendere un libro e noi ci aspettiamo di avere tanta gente stasera in sala. Facciamo una serata per divertirvi, non per raccontarvi una verità assoluta che non abbiamo o per fare una polemica che non vogliamo. Noi vogliamo che il Cerro Torre rimanga una bellissima montagna e sia vista anche da chi non c’è potuto stare come una bellissima storia italiana. Maestri è uno dei tanti che è andato sul Torre. La nostra storia poi comincia nel ’53, e finisce ai giorni nostri con Salvaterra che è già salito 5 volte in cima".
 
E l’intento è stato raggiunto. Nichetti in persona ha raccontato al numerosissimo pubblico di Trento la storia del Torre, passando con giusto equilibrio sulle questioni scottanti. "E’ sempre lecito dubitare – ha detto -. Ma è lecito dubitare allora anche di chi dubita". E ancora: "Bisogna credere a Maestri, ma la fede non è obbligatoria". 
 
Liquidata elegantemente e senza frettolosità la salita del ’59, poi la serata è andata via liscia fino alla fine, anche se forse si è rivelata un po’ lunga.
 
Valentina d’Angella

       

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