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Alpinismo

Cerro Torre 50 anni dopo: Messner riapre la polemica

TRENTO — Sono passati 50 anni dalla famosa salita sulla parete nord del Cerro Torre di Cesare Maestri, ma le contestazioni, scoppiate all’indomani di quel 31 gennaio 1959, sono tutt’altro che sopite. Allora come oggi in molti dubitano che l’alpinista trentino abbia realmente raggiunto la cima della montagna patagonica, compiendo così la prima ascensione assoluta. A riaprire il dibattito questa volta è Reinhold Messner, che ha pubblicato un intero volume sulla vicenda. E naturalmente le polemiche non sono mancate. Per questo Montagna.tv ha voluto dedicare uno "Speciale Cerro Torre" al nuovo contraddittorio: le accuse di Messner e le opinioni di alcuni nomi illustri della montagna.

"Cesare Maestri racconta quello che ha dentro la testa e ha il diritto di farlo. E’ rimasto per me il ‘ragno delle Dolomiti’ come lo era quando avevo 15 anni, anche se è dimostrato che sul Cerro Torre non è mai salito".
 
Inizia perentorio e deciso Reinhold Messner alla presentazione del suo ultimo libro "Grido di pietra. Cerro Torre la montagna impossibile." La conferenza si è svolta durante la 57esima edizione del Trento FilmFestival, e ad ascoltare le prove portate da Messner a suffragare la sua tesi sono accorse moltissime persone. Gente comune ma anche volti noti del mondo della montagna, come Mauro Corona, Ermanno Salvaterra, Elio Orlandi e Rolly Marchi.
 
Quello che secondo l’alpinista di Funes prova l’impossibilità dell’arrivo in vetta di Maestri in sostanza sono la mancanza di tracce del suo passaggio sulla montagna e l’inadeguatezza dei materiali dell’epoca a salire una cima come il Torre. Tutto sommato argomentazioni non proprio nuove. Perchè spiega infatti Messner, le novità del suo libro starebbero nell’indagine psicologica dei protagonisti della vicenda.
 
Quali ragioni ci sarebbero dietro alla menzogna? Le ambizioni di un alpinista trentino e la necessità di dimostrare il proprio valore. Ma attenzione, non si parla di Maestri. Per Messner chi orchestrò il grande inganno fu Cesarino Fava.
 
Le reazioni alle parole del "re degli ottomila" non si sono fatte attendere. In molti per esempio hanno puntato il dito sul fatto che si sia permesso di giudicare fatti avvenuti su una montagna su cui lui non è mai salito personalmente. Valutando la pubblicazione di questo libro come una sorta di sfruttamento commerciale di una storia che non gli appartiene e sui cui dovrebbe andare cauto nel criticare.
 
Ma tra rimostranze per accusa gettate contro chi non può più difendersi – Fava appunto, scomparso l’anno scorso – e parole di biasimo, ci sono stati anche applausi e apprezzamenti.
 
Come quello di Rolly Marchi, che pur dichiarandosi amico di Cesare Maestri e incerto sulla faccenda ha espresso un parere positivo. "Devo dire che Messner oggi mi è piaciuto – ha detto infatti il giornalista e scrittore -. Perchè pur negando a Cesare Maestri la salita al Cerro Torre del ’59, ha comunque detto che è un grande alpinista, che ha fatto tante cose e che merita rispetto".
 
 
Valentina d’Angella
 
                       
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