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Alpinismo

Nepal, gli sherpa rivendicano diritti

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KATHMANDU, Nepal — Una scuola professionale per alpinisti e guide d’alta quota. Un efficiente sistema di soccorso in alta quota. Ma anche garanzie di impiego, maggior considerazione per i rischi corsi durante l’attività in Himalaya e supporto alle famiglie. Queste le esigenze degli alpinisti nepalesi e degli sherpa d’alta quota emerse durante il grande meeting organizzato dalla Nepal Mountaineering Association lo scorso 21 giugno.

Da tempo la Nma aveva rilevato un certo scontento e insoddisfazione tra le centinaia di alpinisti che in Nepal lavorano a supporto di trekking e spedizione alpinistiche. Un lavoro dove a spesso si rischia la vita, dove i salari non sono regolamentati, dove non esistono garanzie di ingaggi successivi nè in caso di infortuni.

Con questo meeting, organizzato con il supporto del nuovo governo, il club alpino nepalese ha voluto raccogliere le voci degli sherpa e non che lavorano in alta quota perchè venissero finalmente a galla i problemi e le esigenze di tutta la categoria.

"Il governo dovrebbe fondare una scuola di alpinismo fondata su standard internazionali – ha detto Jyoti Adhikari, presidente dell’associazione nazionale agenzie di Trekking – in modo da perfezionare le professionalità degli alpinisti. E’ necessario che sviluppi un efficiente sistema di soccorso in alta quota. E dovrebbe anche promuovere l’impiego dei nostri professionisti anche all’estero, per compiti simili a quelli svolti qui, e aiutare le loro famiglie".

"Il governo nepalese trae molti ricavi dall’alpinismo – ha detto Dipendra Purush Dhakal, ex ministro del turismo, durante il meeting -. Dovrebbe reinvestirne almeno una parte in aiuti agli sherpa, alle loro famiglie e nei soccorsi".

Shanta Chaudhary, membro della Constituent Assembly, si è impegnato a farsi portavoce, in assemblea, dei loro interessi.

Sara Sottocornola

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