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Il lato D dell’alpinismo

BERGAMO — La storia dell’alpinismo femminile comincia il 14 luglio del 1808. Marie Paradis sale in vetta al Monte Bianco, ed è la prima donna al mondo. Da allora ad oggi tante altre alpiniste hanno dimostrato il proprio valore sulle cime più belle della terra. Molte di loro però hanno dovuto affrontare due sfide: quella con la montagna e quella contro il pregiudizio generale, che spesso vuole la donna fuori da questo ambiente, da sempre appannaggio degli uomini. Inizia oggi lo speciale di Montagna.tv che vi porterà ad incontrare queste protagoniste, a cominciare da Gerlinde Kaltenbrunner.

Lotta. Contro la fatica, contro l’altitudine, contro le intemperie. Lotta contro chi le avrebbe volute a casa, chi pensava che non ce l’avrebbero mai fatta. E non perchè non erano brave ma perchè non lo sarebbero state mai abbastanza. Semplicemente perchè erano donne. Per secoli il gentil sesso ha subito una discriminazione intellettuale: le donne “non capiscono – si leggeva spesso nelle opinioni degli uomini del passato (per la verità non sempre lontano) – lasciamole leggere di uncinetti e vite dei santi”. Ma non solo.
L’aspetto più esile e fragile rispetto a quello degli uomini ha fatto sì che il mondo dello sport in generale fosse lontano dalla sfera delle loro possibilità, come qualcosa in continuo movimento, sempre da rincorrere. O almeno è stato così fino ai tempi recenti, al XX secolo. Tutto questo più che mai in un’attività estrema, dura e pesante come quella dell’alta quota. E lo dimostra l’esiguo numero delle donne alpiniste la cui notorietà si estende oltre i confini del pubblico strettamente specialistico.
Marie Paradis, francese di Chamonix, ha gettato il primo mattone per conto di tutto il genere nella costruzione della rispettabilità dell’alpinismo femminile. Era il 14 luglio del 1808, quando scalò la cima del Monte Bianco. Aveva 30 anni.
Lucy Walker, sorella del celebre Horace, autore della prima ascesa delle Grandes Jorasses del 30 giugno 1868 a cui fu dato il nome di Punta Walker, è rimasta famosa nella storia per essere stata la prima donna a scalare il Cervino nel 1871. Salì in vetta lungo la cresta Hörnli. Fu solo una, la più celebre, delle 98 scalate della sua vita. Dal 1913 al 1915 fu a capo del nuovo “Ladies’ Alpine Club”.
Annie Smith Peck fu poi forse la prima donna alpinista ad andare in spedizione sostenuta da un grande sponsor. Conosciuta come scalatrice dopo la sua salita al Cervino del 1895, si volse poi alle cime dell’America Latina. Qui, a 47 anni, realizzò un record del suo genere, toccando la vetta del Popocatepetl e del Pico de Orizaba, sponsorizzata dal The New York World, il giornale di cui fu poi direttore Joseph Pulitzer.
La Peck compì poi la prima ascensione assoluta della cima nord dello Huascarán, alta 6768 metri, accompagnata da due guide svizzere. In suo onore nel 1928 la vetta fu chiamata Cumbre Aña Peck.
Tantissime le altre prime ascensioni femminili che andrebbero ricordate. Da quella della giapponese Junko Tabei, che il 16 maggio 1975 a 35 anni, diventa la prima donna in vetta all’Everset. Va in cima con l’ossigeno con una spedizione di sole donne nipponiche, 3 anni prima della memorabile salita di Messner e Habeler, la prima senza ossigeno.
Le donne nel mondo dell’alpinismo si sono inserite progressivamente, ma inesorabilmente. Alcune attratte dal fascino delle parete verticali, dell’arrampicata, su roccia ma anche sul più ostile ghiaccio. Altre dall’altissima quota, non solo sulle difficili montagne delle Alpi ma anche in Himalaya e Karakorum.
Un dei più grandi traguardi che resta loro da raggiungere è la conquista di tutte le 14 cime più alte della terra. Ma proprio negli ultimi anni alcune protagoniste femminili dell’alpinismo mondiale stanno puntando a questo obiettivo. E il resto del mondo resta a guardarle col fiato sospeso.
Perchè è indubbio che questa corsa rosa agli ottomila affascina, incuriosisce e desta l’attenzione di tutti gli amanti dell’alta quota, senza distinzione di genere. Anzi, ora che la meta si fa più vicina sempre più frequenti diventano i discorsi da “toto scommesse” su chi sarà incoronata la prima “regina degli ottomila”.
Oggi insomma, l’alpinismo non è più prerogativa maschile. Ma quanto è accessibile realmente questo mondo alle donne? C’è ancora discriminazione? Come vivono la concorrenza fra di loro e con gli uomini?
Abbiamo deciso di chiederlo direttamente a loro. In questo nuovo speciale  di Montagna.tv, “Il lato D dell’alpinismo”, vi porteremo a conoscere le protagoniste femminili delle montagne. Da Nives Meroi, l’alpinista tarvisiana che finora vanta in curriculum 11 ottomila, alla spagnola Edurne Pasaban, che è seguita a tal punto dal pubblico che nel suo paese le hanno dedicato un intero programma televisivo  – El filo de lo imposible – per riprenderla nella sua corsa agli ottomila. E a Gerlinde Kaltenbrunner, che come le prime due, con i suoi 12 ottomila, minaccia di conquistare il titolo di regina. Proprio con la sua videointervista iniziamo il nostro excursus.
E poi ci saranno ancora Ines Papert, ghiacciatrice tedesca fortissima e polivalente e Luisa Iovane, una delle prime donne al mondo – di sicuro in Italia – a fare irruzione nel mondo dell’arrampicata su roccia, inseparabile amica di Manolo e Mariacher.
Solo per darvi un’idea.
Valentina d’Angella
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