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L’Everest sotterraneo in Uzbekistan

I cristalli di ghiaccio ricoprono la Full Moon Hall. Lunga 250 metri, è la sala più grande scoperta finora all’interno di Dark Star. L’intero sistema è come una capsula del tempo che racconta millenni di storia climatica. Fonte: National Geographic

Mark Synnott, di National Geographic, si è unito alla spedizione russa, composta da 31 persone, diretta verso una montagna remota dell’Uzbekistan per esplorare il gigantesco sistema di grotte calcaree che si snoda nel sottosuolo. I russi individuarono per primi l’ingresso di una delle grotte nel 1984 ma ad esplorarla furono dei britannici nei più recenti anni novanta.

Oggi, Dark Star (e il sistema di grotte di Festivalnaja, che si trova poco distante e con cui un giorno forse si scoprirà un collegamento) attira speleologi da tutto il mondo. Il motivo è facilmente intuibile: la vastità di questo sistema di grotte e cunicoli ha lo stesso fascino per gli speleologi che possono avere le più alte montagne del mondo come l’Everest, per gli alpinisti. Con una grande differenza però: mentre delle montagne ne conosciamo l’altezza massima, in questo caso le possibilità di scoprire nuovi anfratti e passaggi sono pressoché infinite; si può sempre sperare di andare sempre un po’ più in basso. C’è ancora molto da scoprire in questo senso: basti pensare che conosciamo più dettagli rispetto alla superficie di Marte che rispetto agli anfratti presenti all’interno del nostro pianeta. Attualmente la grotta più profonda della Terra, di cui siamo a conoscenza,è quella di Krubera, in Georgia, che raggiunge i -2.197 metri. Ma Dark Star, che per ora è stata mappata solo parzialmente, è un’ottima candidata a strapparle il titolo; per ora si sono raggiunti i -900 meri ma c’è ancora molto da mappare.

Il tragitto per raggiungere uno dei sette ingressi conosciuti di Dark Star non è stato facile: sono stati necessari pullman, per percorrere 185 km che da Tashkent portano a Samarcanda e da li verso il confine con l’Afghanistan fino a Boysun, poi un camion militare per percorrere le strade sterrate all’interno della catena montuosa del Baisun Tau, tra vette superiori ai 3500 metri e spettacolari scarpate, e infine a piedi per due giorni di cammino, quando il percorso è diventato troppo ripido, per raggiungere il campo base.

La spedizione si è conclusa con la scoperta di un nuovo piccolo passaggio fino a quel punto mai raggiunto che lascia aperte le porte verso l’ignoto. Il fascino di Dark Star continua ad attrarre gli speleologi di tutto il mondo che desiderano proseguire verso le viscere della terra.

Qui potete consultare l’articolo completo e il racconto di Mark.

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