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Alpinismo

Dal Prà: con l'alpinismo degli sconosciuti

TRENTO — Era alla 57esima edizione del Trento FilmFestival dove ha presentato il suo ultimo film, “Aria”, insieme al regista Davide Carrari. Pietro Dal Prà, straordinario talento dell’arrampicata fin da giovanissimo, oggi è uno dei più forti climber della scena italiana e non solo. Anche se schiva protagonismi e riflettori, e ama l’alpinismo degli sconosciuti. A Trento li abbiamo incontrati entrambi. Ecco la loro videointervista.

Dopo tanti anni di esperienza sulle rocce e le pareti di tutto il mondo, Pietro Dal Prà sembra libero da qualsiasi tipo di ansia indotta. Libero da ostentazioni o competizioni. “La mia arrampicata, adesso, va verso i miei gusti – ci dice infatti -, pulendola il più possibile da qualsiasi cosa d’altro. Va veramente dove ho voglia di arrampicare”.
E del resto il suo talento straordinario non ha più bisogno di dimostrarlo, lo ha già provato tante volte. Sia da grande, con le solitarie in Dolomiti per cui è famoso, o con salite che toccano i massimi gradi di difficoltà raggiunti finora. E sia da adolescente, quando ancora 16enne chiudeva in libera una via di 8b+ come “Mare allucinante”, vicino a casa, a Lumignano.
Senza contare questa ultima via aperta in Sardegna, nel Supramonte Sardo, su cui si base “Aria”, il film del regista Davide Carrari. “Il titolo – dice Carrari – nasce da una frase di Pietro veramente registrata, in cui si riferisce all’aria, allo spessore del telo del portaledge, della lettiga che si mette in parete e dove loro hanno passato un paio di notti. Questo telo che separa dall’aria e dal vuoto…”.
Di miti e modelli di quando era un ragazzino Dal Prà non vuole parlare. Citarne uno sarebbe ingiusto nei confronti degli altri. “Mi piace ricordare però alcuni personaggi di cui siamo andati a raccontare in un altro mio film, la “Cattedrale” – conclude l’alpinista -. Dei roveretani fortissimi che sono rimasti degli illustri sconosciuti, ma che sono un modello per me. Perchè andavano in montagna veramente solamente per il piacere di stare in montagna. E basta”.
Valentina d’Angella
Foto e immagini courtesy of Davide Carrari
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