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SONDAGGIO: Toponomastica bilingue in Alto Adige. Cosa ne pensate?

Alpe di Suisi

L’accordo sui toponimi italiani in Alto Adige è saltato l’8 marzo quando la Commissione dei Sei non ha raggiunto il compromesso sulla norma d’attuazione per l’istituzione di una consulta che avrebbe dovuto decidere sui nomi in uso, mediante il sistema di doppia maggioranza, grazie al quale per la cancellazione di un toponimo italiano sarebbe stata necessaria l’accordo di entrambi i gruppi politici.

A fare saltare tutto, la richiesta di Roberto Bizzo di blindare maggiormente i nomi italiani introducendo all’interno della norma stessa, e non solo nell’allegato accompagnatorio non vincolante, un riferimento esplicito alla bilinguità dei nomi. Richiesta irricevibile secondo la Svp. La seduta è stata sospesa tra accuse e dichiarazioni forti e rinviata di due settimane, sebbene gli spiragli che le cose possano cambiare in quindici giorni sono davvero improbabili.

Senza voler discutere la questione politica, che poco ci interessa, quello che a noi preme sono le ricadute sul mondo della montagna di tale decisione ed in particolar modo sull’aspetto della sicurezza.

Tema che avevamo già sollevato lo scorso ottobre, riportando le parole di Giorgio Gajer, Presidente del CNSAS dell’Alto Adige, che qui vi trascriviamo: “Considerato dal punto di vista di chi lavora nel soccorso, il problema della toponomastica rappresenta soprattutto una questione di sicurezza. Quando si tratta di un soccorso ove è necessario conoscere precisamente la zona e disporre della terminologia adatta ed inequivocabile per indicare un luogo piuttosto che un altro, se un escursionista è abituato a chiamare una località con un determinato nome, e poi viene “obbligato” ad usarne un altro, la situazione può ingenerare dubbi nel momento in cui questi deve sapere con precisione dove il soccorso viene richiesto”.

Della medesima opinione anche Riccardo Cristofoletti, Presidente del CAI di Bolzano, e Georg Simeoni, Presidente dell’Alpienverein: “Occorre usare il buon senso, acquisire i nomi di uso comune senza forzare traduzioni insensate, cercando un accordo che punti a comprensione e intelligibilità”.

Sulla questione si era espresso anche Messner, che aveva dichiarato: “È chiaro che qualche toponimo un po’ meno importante non deve essere tradotto. Dobbiamo anche citare il fatto che abbiamo tanti italiani come turisti che vengono da noi come ospiti ed hanno il diritto di chiamare le montagne in lingua italiana”. 

La questione rimane dibattuta, quello che ci piacerebbe conoscere è il vostro pensiero a riguardo.

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    4 Comments

    1. Da quel che ho capito, il proposito è quello di togliere toponimi che nessuno usa. Avere un toponimo ufficiale sconosciuto ai più mi sembra più pericoloso che avere un toponimo con troppe gutturali.

    2. Anche la sola germanizzazione dei toponimi è riduttiva: basti pensare alle vallate ladine, dove coesistono 3 denominazioni contemporaneamente. Tra l’altro ci sono anche casi di nuova germanizzazione, si pensi a Castel Firmiano, in tedesco Sigmundskron, oggi conosciuto anche dalla parte tedesca come “Firmian”…ricordiamoci che prima dei germanici molte località avevano già nomi latini: se questo sembra anacronistico guardiamo oltralpe per scoprire che i romani avevano già dato nomi a tante città che sono rimasti tali fino ad oggi (Bonna=Bonn, Acquae Granni=Acquisgrana, Augusta=Augsburg, Lincium = Linz…)

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