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Breath, una nuova batteria per il Monte Olivella

Riforestare il monte Olivella a Sapri, in provincia di Salerno, disboscato selvaggiamente nel ‘700, con oltre 5000 alberi che, messi insieme, formeranno un’enorme batteria, dando vita ad un’opera unica in Europa. È questo il cuore del progetto “Breath – Tempo di ricarica”, ideato da Antonio Oriente, 34 anni, appassionato di arte pubblica, e dall’associazione Incipit, in collaborazione con l’artista spagnolo Escif, già noto per aver realizzato importanti opere murali a Valencia ed in altre città europee. L’obiettivo, come spiega l’ideatore ad HuffPost, è quello di “dare un nuovo respiro alla montagna”, che ancora oggi, a distanza di circa 300 anni dal disboscamento, è ancora instabile e subisce pesanti conseguenze, come frane e alluvioni. Il progetto è stato finanziato attraverso la piattaforma di crowdfunding Indiegogo.

Una prima parte dei 5000 alberi saranno disposti a forma di batteria, proprio come le icone che tutti possiamo trovare sui nostri dispositivi tecnologici e coprirà un area di 120mila metri quadri; data la sua estensione e posizione, l’opera sarà visibile anche dal mare e dai numerosi paesi del golfo.

I lavori inizieranno nel settembre 2017, quando sarà piantata la prima parte, mentre la restante parte verrà posizionata nel 2019.

Sulla pagina Facebook di  Antonio Oriente si legge che “Breath è una storia d’amore verso il nostro stupendo territorio e la sua natura, del bisogno di proteggerla e alimentarla, come si fa con le persone a cui vogliamo Breath è una storia di frustrazione verso il modo in cui trattiamo l’unica terra dove viviamo. Breath è la consapevolezza che non possiamo restare a guardare, gli spettatori passivi pian piano diventano complici. Breath è la convinzione che l’arte sia solo un incipit, una scusa per raccontare e realizzare una storia più grande di noi. Come fa Escif da sempre. Breath è il desiderio di fuggire dalla catena dell’utilità e della produzione: è un gesto che al giorno d’oggi può sembrare inutile, automatico ma proprio per questo indispensabile. Come un respiro”.

Alla domanda sul perché scegliere proprio una batteria come metafora Antonio risponde: “Abbiamo inviato il progetto ad otto artisti, ricevendo tante proposte molto interessanti. Avevamo molti dubbi su quale realizzare: non si trattava di un muro o di una tela, una montagna porta sempre con sé una dimensione sacra. Abbiamo pensato che per violarne la sacralità doveva valerne davvero la pena. Non realizzare un semplice intervento estetico, ma qualcosa che stimolasse lo spettatore a riflettere e soprattutto ad agire. La batteria è una metafora potentissima sul consumo irresponsabile delle nostre risorse, ma allo stesso tempo un messaggio positivo perché grazie agli aceri si rinnoverà ciclicamente. Possiamo e dobbiamo prenderci cura del nostro pianeta ed invertire la rotta prima che sia troppo tardi”.

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