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9 morti in tre giorni!

Perché possiamo giraci attorno, chiudere gli occhi ed il cuore, pure il cervello, ma questa è la realtà. Quattro morti sulla cascata Bonne Anné di Gressoney, due su una cascata a La Grave e tre sci alpinisti sul Monte Chaberton.

Difficilmente si sono registrate reazioni tanto sobrie e rispettose, cariche però del dolore sordo che all’umana pietà affianca o sottende alcuni elementi e pensieri che voglio riassumere:

  • La passione irresistibile per l’alpinismo nelle sue espressioni più avvincenti e appaganti, la passione per la natura, per il muovercisi dentro e goderne attraverso un’attività dinamica e seducente.
  • La consapevolezza che tutti, ma proprio tutti gli alpinisti, di ogni specialità, e scialpinisti che hanno frequentato queste attività a vari livelli si sono assunti, spesso, il rischio di osare a provarci comunque.
  • La consapevolezza che l’estremo tecnico protetto, trasferito, anche con minore difficoltà, in ambiente naturale deve trovare (nell’esperienza e nel buon senso o senso della rinuncia) una mediazione verso la prudenza. 
  • Il tempo: credo che qualche matematico potrebbe calcolare la relazione tra rischio e tempo a disposizione per una performance su un percorso su terreno libero in montagna. Ha senso pensare che minore è il tempo a disposizione e minore la capacità di posporre l’evento, più alto diventa il rischio che ci si assume?

Nello scrivere mi rendo conto del pericolo di incorrere negli strali di chi vorrebbe solo silenzio e rispetto al seguito di queste tragedie, ma cercare di capire mi pare un tentativo da proporre.

 

(foto repertorio)

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