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“Vanessa robe neire”, le due anime di una cascata di ghiaccio

Testo e foto Marco Appino e Umberto Bado – guidealpinetorino.com – facebook.com/GATGuideAlpineTorino

Il corteggiamento di una cascata può essere lungo e scoraggiante. Si mostra poi si nasconde. Sembra essere ben intenzionata nei vostri confronti e poi tutto crolla come una castello di carte. Non bisogna però perdere le speranze, prima o poi vi concederà un appuntamento. Se saprete chiederlo al momento opportuno.

Il nostro appuntamento ha richiesto sette anni di attesa. Non la salimmo la prima volta per timore che ci rifutasse e lei pensò bene di non mostrarsi (formarsi) per quasi una decade.

“Vanessa robe neire” è una linea di ghiaccio estremamente varia: si passa dal ghiaccio fine in goulotte, alla cascata con ghiaccio abbondante e appoggiato; dal tiro di dry tooling strapiombante, alla colonna di ghiaccio sospesa e difficile. Le due anime di Vanessa si scoprono dopo quattro lunghi tiri di goulotte quando, a sinistra, parte il tiro di dry tooling per agganciare la colonna e a destra una lunghezza di ghiaccio classica porta nel bosco sommitale.
Ad incuriosirci fu proprio la colonna sospesa, ma all’epoca del primo tenativo ci limitammo a salire la stupenda goulotte e chiodare le soste ed il tiro di dry.

Quest’anno la colonna si è riproposta e non abbiamo potuto mancare all’appuntamento.

Marco ha salito la colonna, estremamente aerea e delicata ma con buone protezioni, ed io mi sono scornato con il tiro di dry senza però riuscire nella libera completa. Il risultato sono due vie: la goulotte (III/3/R), che potrebbe diventare una classica vista la bellezza e la relativa semplicità e la colonna (III/5+/ M9-A0), una linea estetica e difficile. Forse la più completa della valle.

Un grazie agli amici che ci hanno accompagnato: Mauro Appino, Andrea Ruffino e Davide Sacchetti.
Un grazie speciale al negozio Mountain Sicks di Rivarolo C.se per il materiale tecnico che ci ha concesso di creare questa grande linea.

Apritori: Marco Appino – Umberto Bado gennaio 2010 / 21 gennaio 2017
Difficoltà: III/5+/ M9/A0/R ( III/3 R per l’uscita di destra)
Tiri: 6 ( 5 per l’uscita di destra)
Sviluppo: 240 m
Materiale: dotazione da cascata + una vite corta + friends dallo 0,3 allo 0,75

Avvicinamento stradale: percorrere la Valle dell’Orco raggiungendo il paese di Noasca. Continuado dopo l’abitato, percorrere la strada che porta a Ceresole Reale  fino all’inizio della galleria. Prima di essa prendere una stradina sulla sinistra e seguirla fino al suo termine sotto la parete della Piramide.

Avvicinamento a piedi: l’avvicinamento è analogo a Tempo Tiranno. Guadare il torrente e salire nel canale sotto la parete di Pianchette fino a dove inizia il ghiaccio. 20 min . Condizioni valutabili dall’auto.
Nel caso si voglia salire solo la goulotte prestare attenzione alle temperature. La colonna e le stalattiti saranno sopra di voi a guardarvi.

L1: salire il ghiaccio colato lungo placche facili diedri andando a sostare a sinistra prima di una evidente ostruzione del canale. Due spit senza cordone, 40 m
L2: placca e diedro con ghiaccio molto fine e poco proteggibile poi più facile lungo vari diedrini.
Sosta a sinistra prima di due caratteristici sassi incastrati. Due spit con cordone, 40 m
L3: passando sotto i sassi si continua per la goulotte ora ampia e ben proteggibile. Sosta a sinistra con spit e cordone. 50 m
L4:  seguire la grande colata fin dentro la grotta posta alla base dell’ultimo salto di ghiaccio e alla partenza del tiro di dry a sinistra. Sosta su cordoni rossi e blu. 50 m

USCITA A DESTRA ( Vanessa) III/ 3

L5: superare il salto di ghiaccio, breve tratto verticale, e prosegurie nel bosco. Sosta su pianta da fare. 60 m
Da qui, traversando sulla destra idrografica, si può giungere alla sosta di uscita della colonna posta su un grande masso squadrato sul ciglio del salto.

USCITA  A SINISTRA  ( Vanessa robe neire) III/5+/ M9 A0 ( Condizioni gennaio 2017)

L5: raggiunto il primo spit una serie di facili lame porta all’inizio del grande traverso. Man mano che si avanza i piedi spariscono. Dopo una parte con piazzamenti delicati, le picche tornano ad essere buone ma i piedi rimango una vago ricordo.
Dopo 15 metri di traverso si aggancia il ghiaccio e si esce in sosta sotto la  colonna. Sosta su tre spit . 25 metri, M9 A0
L6:  quattro spit proteggono la salita di una delicata placca di petali. Le picche possono lavorare in alcune fessure. Con tanto ghiaccio gli spit spariranno.
Agganciare la stalattite e delicatamente salirla fino alla nicchia dietro la colonna.
Passando tra ghiaccio e roccia sbucare sul lato opposto e salire la colonna fino in cima.
Ribaltamento su erba prima della sosta a spit. 30 metri.

Discesa: in doppia lungo la cascata

 

 

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