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Cascate di ghiaccio in Appennino: un’opportunità da cogliere

(Testo e foto Cristiano Iurisci)

Le cascate di ghiaccio in Appennino sono più un’opportunità da cogliere al volo che altro, magari prendendosi pure un giorno di ferie poiché spesso non sopravvivono fino al week end. Insomma in Appennino non puoi programmare le salite su ghiaccio, in inverno è già difficile fare lo scialpinismo sia per la poca che la troppa neve, o per i proibitivi venti a 100km/h, o per risalite di aria calda africana anche in pieno gennaio ti sciolgono la neve in diretta mentre stai salendo!

Figurarsi programmare cascate di ghiaccio! Ma a volte ci si riesce, ci sono colate assai varie anche se più corte che sulle Alpi. Fino a qualche giorno fa quest’inverno è stato il nemico giurato degli sci alpinisti con pochissima neve, in questo momento ne sta facendo troppa creando problemi alle popolazioni d’Abruzzo. È stato un premio, se così si può dire, per gli scalatori su ghiaccio che hanno trovato formate molte cascate. Dalla Majella alla Laga, passando per il Gran Sasso, qualcosa si è sempre potuto scalare da oltre un mese. Una vera rarità alle nostre latitudini!

Sul Terminillo nella zona di Rieti, le cascate di ghiaccio spesso non risultano nella documentazione scritta cosa che rende difficile capire se si sta realizzando una prima salita o una delle ripetizioni. Sono molto conosciute invece le “goulotte” in quota come Fiction, Canalino Nord ed altre che possono essere trovate sul mio libro “Ghiaccio d’appennino” e sul web. Non potendo avere una bibliografia vasta sulle cascate di ghiaccio di valle spesso si pensa che queste non esistano e comunque l’andarle a cercare la rende una piccola attività di esplorazione.  

Da questi presupposti nasce il nostro viaggio in Valle Scura nei pressi del Terminillo, le cui acque del torrente Scura percorrendo la valle si buttano nel fiume Velino, ci ero già stato quasi 15 anni fa ed ero convinto che con le condizioni giuste si sarebbero congelate e potevano essere salite. Cercai relazioni ma non trovai nessuna evidenza che erano state già salite.

In quegli anni possedevo le carte IGM di molte tra le maggiori cime appenniniche e ricordo di essere stato sempre incuriosito da un toponimo <<Malepasso>> che ricordava quello omonimo sui monti della Laga dove vi era una bella e spesso in condizioni cascata di ghiaccio. Presi la macchina e partii da solo in direzione Sigillo, piccola frazione medioevale allo sbocco di Valle Scura, a oltre 2h30’ di macchina. Giunto a 1300m, più o meno dove la mappa indicava il toponimo sento lo scroscio di una cascata, poi eccola davanti ai miei occhi: bella, grossa e purtroppo non completamente ghiacciata. Vabbè – pensai- anche lo fosse stata ero solo! Poco a monte a sula destra orografica esistevano altre colonne di ghiaccio appese su una rotta parete di calcare marnoso.

Roba da gente forte pensai. Il misto non mi piaceva (non mi attrae molto neanche oggi) per cui non tornai più in quella valle fino al 15 gennaio scorso. A dire il vero non era questo in programma, come non era in programma di scalare con il mitico Daniele Nardi, ma tant’è che ci siamo ritrovati chi da Nettuno (Mattia Prignano), chi da Sezze (Daniele Nardi) chi da Lanciano (io) a Sigillo a sperare di trovare scalabile questa bella cascata.

Fa freddo e c’è della neve fresca (non tanta) che però fa da ghirlanda a tutto: alberi e rocce, rendendo il paesaggio alquanto fiabesco. Giunti in vista della cascata però la delusione: anche stavolta non era formata.

Cavolo! Ci son cascate in tutto Abruzzo anche a soli 1100m di quota e qui anche se siamo a quasi 1400m… nulla!

Cerchiamo di capire, di fare ipotesi sul “perché” dell’assenza di ghiaccio per vincere l’amarezza che proviamo… non ci sono segni di crolli riconducibili alla breve ma intensa sciroccata di due giorni prima.

In alto una colonna verticale indica sicuramente ghiaccio di lunga data, ma oggi è sopraffatto da una scosciante cascata d’acqua. Dunque, la risposta potrebbe essere la siccità che perdura da mesi su questa montagna. La poca acqua del fosso si è ghiacciata creando solo la colonna iniziale. Poi il fiume si secca e il ghiaccio non cresce. Questa è la ricerca delle cascate ghiacciate dell’Appennino, un ricerca spasmodica lungo le valli nella speranza di trovare la gioia della scalata. Quando la trovi tuttavia diventa pura magia.

Sulla destra 2 colate di ghiaccio sembrano invitarci a salire. Ecco illuminarsi gli occhi sia di Mattia che di Daniele. Deciso. Saliremo quelle due colate di una trentina di metri. Mattia non perde tempo e freme per attaccare quella più lunga e logica, mentre io continuo a perlustrare con un lungo traverso il versante di sinistra. Da lontano sembrava una colata piccola, quasi insignificante, e invece vedo Mattia impegnato nel superamento della colonna (tratto chiave) che è ad almeno 15 metri da terra! Wow! Alla fine esce una bella cascata di 30m di 3+. A turno saliamo anche noi da ‘primi’ sia io che Daniele.

Volgiamo lo sguardo poco più a destra e vediamo una seconda cascata ghiacciata. Ormai abbiamo fame. Stavolta è Daniele ad attaccare per primo la difficile ed esile colonna iniziale. Alle prime battute della piccozza la colonna verticale suona come volersi staccare. Daniele sale delicato ma preciso. Aggancia una con la becca una frattura del ghiaccio in alto e si muove in laterale. Posiziona una vite e ci sentiamo tutti e tre più tranquilli. Superata la parte alta della colonna deve tagliare a sinistra su terreno con poco ghiaccio. Poi di nuovo verticale ed arriva ad un albero dove fisa una sosta e si cala. Anche qui siamo sui 30m e di grado forse WI4.

Siamo felici. Anche se non abbiamo scalato la cascata che avevo programmato abbiamo salito due linee molto divertenti. Torniamo a valle con la speranza di poter tornare a completare la cascata centrale ancora non formata completamente.

Non sappiamo se sono delle ‘prime’ salite così al ritorno contatto un “local” Pino Calandrella il quale mi conferma che nei pressi della cascata di acqua del Malepasso, alcuni scalatori reatini avevano salito già qualcosa molti anni addietro. Per noi non è importante sapere se siamo i primi o i secondi, quello che è importante è far sapere che esistono e che qualcuno può andare li a divertirsi.

Un grazie ai Daniele e Mattia che la sera precedente tra le varie opzioni di scalate hanno scelto il rischio e l’esplorazione di un angolo di Appennino, di non trovare ghiaccio in una remota valle del Terminillo.

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