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La Grave, a rischio il Valhalla francese dei freeriders

Fonte: Mattias Fredriksson

Di impianti sciistici con piste come autostrade ben tirate e magari innevate, anche quando la neve non ci sarebbe, ce ne sono moltissimi e alcuni anche molto godibili, ma quante località sono riuscite ad integrarsi “in punta di piedi” con l’ambiente e fare del freeride e dello scialpininismo la loro unica attività?!

Che La Grave sia speciale comunque lo si capisce anche dalle parole di  Pelle Lang, guida alpina che opera in zona, che ai suoi potenziali clienti sul suo sito web dice: “ Si deve essere in grado di scendere su una pista estremamente difficile, nera o più, con padronanza e controllo e saper sciare in tutti i tipi di neve fresca: dura, bagnata, pesante e “crosta” che sia. Altrimenti, non è il posto adatto per voi”. Contrariamente alla corsa ai proclami per attirare il maggior numero di persone di moltissime stazioni sciistiche.

Lang, descrivendo La Grave, continua dicendo che “in altri posti la montagna viene adattata allo sciatore. Qui lo sciatore si adatta alla montagna. Si deve essere pronti a sciare su un terreno tra i più naturali, selvaggi e intensi che si possano immaginare”, soprattutto se si è abituati ad un qualunque resort “normale”. Infatti qui, dopo la colazione, invece che controllare se si ha la crema per le labbra e i soldi per il pranzo, si controlla la batteria dell’A.R.T.V.A e, spesso, si calza l’imbrago per una di quelle che Lang definisce “rope runs”, le discese compiute mentre si è assicurati.

La Grave è un piacevole paesino francese, che risale al dodicesimo secolo e composto per lo più da costruzioni in pietra e stretti vicoli, sulla strada tra Grenoble e Briançon: una ski area, se si può definire così, dove non ci sono piste artificiali (salvo l’unico e piccolo tracciato presente sul ghiacciaio), non prevede innevamento artificiale e la gestione controllata delle valanghe non è prevista. Gli unici impianti presenti sono una vecchia funivia di 40 anni fa, con una mera capacità di 400 persone all’ora che ci mette 40 minuti a raggiungere la cima, e uno ski-lift sul ghiacciaio che raggiunge quota  3530 metri.

Tutto il resto è fuoripista: cliffs, ruscelli, canali, boschi e, con un po’ di fortuna, vasti pendii di powder. Per anni La Grave è stato il paradiso in terra per gli amanti del freeride (oltre che dell’outdoor in generale): un piccolo paese delle Alpi francesi, pieno di persone innamorate dell’altissima montagna che lo sovrasta, dove natura e uomo vivono in equilibrio. Ma quest’equilibrio è a rischio.

La licenza per gli impianti è in scadenza a Giugno 2017 e attualmente l’impianto principale, la funivia,e la sua capacità non rendono abbastanza. Inoltre anche l’accesso al paese è difficoltoso: tra frane e valanghe e terreni impervi, spesso l’unico accesso diventa quello dal Frejuss o da Gap, che richiede due ore in più. Tutto questo è stato catastrofico per l’economia della località.

Nonostante Deni Creissels, l’ingegnere creatore e gestore dell’impianto, sia ben disposto a continuare a proteggere il carattere selvaggio di La Grave, le differenze personali tra lui e il sindaco non lo rendono purtroppo la prima scelta per la nuova gestione. Lo spettro dell’ingresso di una società multinazionale,  che potrebbe alterare la natura, il fascino selvaggio e l’equilibrio di La Grave per sempre, è reale.

Fonte: Signal de La Grave

Il sindaco ha invitato le parti interessate a inviare le loro proposte  e si spera di prendere una decisione entro Febbraio. Tra gli interessati c’è sicuramente la vicina Les Deus Alpes, che potrebbe così facilitare il collegamento con La Grave e annettere una vasta area.  Ci sono grossi dubbi riguardo a questa ipotesi: rendere raggiungibile un’area dedicata allo sci fuoripista a tutti coloro che lo desiderano, senza avere le competenze e l’attrezzatura necessaria, determinerebbe grossi rischi per la sicurezza. Inoltre, è stata suggerita l’idea di una nuova funivia che copra l’intero tragitto, dal fondo valle fino alla cima del ghiacciaio. I finanziamenti per tale progetto deriverebbero da un nuovo e ingente sviluppo immobiliare. Questo danneggerebbe l’ambiente e per giunta senza motivo poiché di posti letto già ce ne sono; certo non in linea con quello che potrebbe essere il nuovo tipo di turismo, in quanto sono per lo più adatti a coloro che sono disposti anche ad adattarsi pur di condurre delle avventure indimenticabili sulle nevi.

Proprio per preservare il paradiso naturale, l’equilibrio tra uomo ambiente e il carattere selvaggio che rendono La Grave la mecca del freeride, e dell’outdoor, è nato un progetto di crowdfunding locale, chiamato Signal de La Grave (qui potete trovare tutte le informazioni).  I promotori vogliono dimostrare come sia possibile raggiungere armonia tra la natura circostante e l’uomo e desiderano salvaguardare questo posto straordinario, con i suo vantaggi e i suoi inconvenienti. L’iniziativa, che pare stia funzionando, spera di convincere abbastanza investitori e stimolare sufficienti donazioni libere per poter mantenere la località sotto il controllo della community locale.

Questa la presentazione del progetto da parte dei promotori:

Nascosta nelle Alpi francesi meridionali, si erge il paesino del dodicesimo secolo La Grave. Un Valhalla per l’outdoor conosciuto in tutto il mondo e con un’atmosfera unica. L’impianto che fa prosperare la comunità locale sta per essere acquisito da una grossa società che vuole travolgere l’autentico villaggio sciistico. Noi crediamo che La Grave appartenga alla comunità. Quindi, prendiamo in mano la situazione e proteggiamo questo posto – let’s keep it wild!”.

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2 Comments

  1. Il problema di La Grave, oltre ad impianti costosi, poco moderni ed efficienti, è che o vai mentre nevica oppure non trovi un fazzoletto intonso neppure sulle pareti più impervie dei valloni già il giorno dopo. Al limite dell’incredibile.
    Inoltre gli ultimi inverni sono diventati assai magri come innevamento perché è una zona in cui ci devono essere almeno due o più metri di neve per sfruttarlo.

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