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Gelo sui rifugi

Alessandro Gogna e Mirella Tenderini, due pilastri del pensiero montano, hanno “denunciato” un fatto a loro avviso inquietante: il CAI di Milano, a dir loro, per fini del tutto speculativi sotituirà la gestione del rifugio Roasba con un altra che, alla gara indetta per l’affidamento, ha offerto di più.

“La gestione del mandellese Mauro Cariboni – scrive Gogna sul suo blog – durava con successo da ventitré anni senza alcun tipo di contrasto con la Sezione proprietaria, il CAI Milano. In regime di contratto triennale, Cariboni riceveva la disdetta, una pratica normale che aveva sempre richiesto la successiva formulazione, da parte del gestore, di un progetto triennale che specificasse modalità di apertura al pubblico, di gestione e un eventuale ritocco all’affitto annuale, oltre alla definizione dei lavori di manutenzione, ordinaria e straordinaria. Mauro però non era tanto sicuro che il suo rinnovo sarebbe stato così scontato, specialmente perché aveva capito che il nuovo presidente sezionale, Massimo Minotti, era molto propenso a vedere il CAI come imprenditore e dunque desideroso di perseguire una maggiore progettualità in termini di sviluppo al riguardo dei numerosi rifugi di proprietà della sezione”.

Mirella Tenderini, scrive il 14 dicembre sempre sul blog di Gogna:
“ALL’ATTENZIONE DI TUTTI GLI AMICI CHE FREQUENTANO RIFUGI:
Recentemente alcune sezioni del CAI vendono o svendono i rifugi di loro proprietà a meno che gli attuali gestori paghino cifre improponibili per continuare a rimanere nei rifugi dove per anni hanno lavorato non solo accogliendo alpinisti ed escursionisti ma anche riparando, rifacendo, sistemando e mantenendo le strutture. Ma adesso i rifugi devono rendere e i custodi sono spronati a trasformare il loro rifugio in un ristorante-albergo. Spero che non sia così dappertutto, ma qui in Lombardia ahimè succede così.
E se un gestore non può materialmente pagare una cifra spropositata di affitto che si fa? Lo si manda via! E se lui dopo una lunga vita in un rifugio non trova più un lavoro – nessun lavoro! – cosa può fare? Ma cosa importa al CAI! Ma a noi sì, dovrebbe importare. Questo qua sotto è uno dei casi di cui ho parlato. Mauro Cariboni, gestore del Rifugio Rosalba, Grigna meridionale da… anni – non so quanti, deve dircelo Mauro e dirci quanti quintali di provviste e altro ha portato in spalla al rifugio”.

Il Presidente del CAI di Milano, Massimo Minotti, risponde il 21 dicembre in questo modo:

“Circa il caso scoppiato sul territorio di Lecco a causa della decisione del CAI Milano di sostituire, dal 2018, il gestore del rifugio Rosalba, leggiamo sui giornali locali alcuni articoli che gettano ombre sul nostro modo di operare. In Rete leggiamo anche affermazioni e commenti che contengono, a dir poco, molte imprecisioni, forse perché provengono da fonti che hanno presentato la questione volutamente in modo distorto.

In quest’ultimo caso ravvisiamo una mal celata volontà di creare un caso su un fatto attinente un normale rapporto commerciale. Ci corre l’obbligo perciò di fornire alcune precisazioni.

Si è parlato di “sfratti” finalizzati all’aumento degli affitti al fine di esasperare la redditività delle strutture. Da sempre il CAI Milano, a ogni cambio di presidenza, procede alla disdetta dei contratti in scadenza in quell’anno. Contratti che, peraltro, sono sempre stati annuali con tacito rinnovo nella maggior parte dei Rifugi.

Da sempre i Gestori si sono lamentati di questa situazione chiedendo dei contratti più lunghi, analogamente a quanto accade per altre strutture ricettive. Proprio per venire incontro a tale esigenza abbiamo pensato di studiare nuove forme contrattuali che a fronte di un impegno temporale pluriennale impegnassero il Gestore in un progetto condiviso, in una sorta di partnership con la nostra Sezione. I progetti che chiediamo di condividere devono contenere impegni che riguardano, oltre alle azioni utili alla salvaguardia e promozione della struttura e del territorio, anche eventuali investimenti necessari per migliorare l’accoglienza e la recettività, sempre in un’ottica “no profit”.

Altro elemento che consideriamo imprescindibile è l’impegno di rispettare i dettami del Codice etico, recentemente adottato dal CAI, che definisce il Rifugio un presidio sul territorio con finalità di salvaguardia dell’ambiente e di formazione alla frequentazione della montagna, sia nei confronti dei Soci sia dei non soci, sempre più numerosi, soprattutto in chi frequenta le Grigne. Contemporaneamente si chiede di condividere la somma da corrispondere come canone, stabilendo sin da subito che una parte di tale canone dovrà obbligatoriamente essere reinvestito nella struttura sotto forma di finanziamento del progetto concordato. Ci sembra quindi che, contrariamente a quanto si va dicendo, la modalità che proponiamo sia tutto tranne che speculativa:

– allunghiamo il contratto dando sicurezza al gestore;

– lo coinvolgiamo nella gestione attiva trasmettendo il concetto che il rifugio è un bene da garantire;

– gli accordiamo il canone che ci propone.

Lungi da noi perciò la volontà di trasformare i Rifugi in attività alberghiere, ciò è contrario alle norme della nostra Carta Etica che addirittura ci indica di inserire, nei contratti, clausole risolutorie nel caso di mancato rispetto di esse. Chi non condivide queste regole, non può essere nostro partner.

Il nostro impegno è di promuovere la messa a sistema di tutti i Rifugi vicini con la creazione e promozione di percorsi che attirino non solo alpinisti ed escursionisti giornalieri, ma anche chi, soprattutto stranieri, ama i trekking ed il permanere qualche giorno in quota sulle bellissime Grigne.

Per questo il CAI Milano, nell’ultimo decennio ha speso ingenti somme, per mantenere in efficienza i propri Rifugi. Somme per lo più provenienti dall’attività, dalle quote versate dai propri soci, da indebitamento della Sezione e solo parzialmente coperte, è giusto dirlo, da contributi provenienti dal fondo di mutualità del CAI Centrale.

Abbiamo anche raccolto la soddisfazione, e ne siamo orgogliosi, di vedere che i nostri rifugi: V Alpini, in val Zebrù, Brioschi sulla Grigna settentrionale ed Elisabetta, in val Veny) sono risultati ai primi tre posti nella classifica del concorso “Rifugio del Cuore” indetto da Meridiani Montagne. Ciò grazie anche ai nostri Gestori virtuosi ai quali va il nostro più sincero ringraziamento.

Vale la pena di sottolineare, per quanto poco possa interessare, che un tempo esistevano mecenati che si dedicavano a finanziare le Associazioni come la nostra. Molte delle strutture oggi esistenti si devono a loro. Ed è anche per costoro che sentiamo il dovere di mantenerle efficienti, al servizio degli appassionati, nel rispetto delle norme igienico sanitarie e di sicurezza.

In questa difficile opera ora però siamo soli, VOLONTARI che rinunciano a ore di lavoro, per chi è libero professionista, e che sottraggono tempo alla famiglia in modo totalmente gratuito, spesso “mettendoci del nostro”. I nostri incarichi sono temporanei e nessuno di noi ha particolari ambizioni, operiamo solo per spirito di servizio di chi con noi condivide la passione per la montagna: i nostri Soci.

Nella vicenda specifica dell’avvicendamento al Rosalba, la decisione è stata presa nel contesto di quanto sopra descritto. Non possiamo, inoltre, tacere il fatto che il Gestore ha collezionato negli anni una serie di lamentele legate alle sue continue assenze, alla gestione dei rifiuti, alla tenuta del rifugio e al trattamento (rapporto qualità/prezzo) spesso inadeguato. Tuttavia, coscienti del legame che si era costituito nel tempo con molti dei frequentatori e con il territorio, abbiamo chiesto anche a Lui, oltre che ad altri gestori, o aspiranti tali, di inviare dei “progetti”. Sulla base di questi, e solo dopo un’attenta valutazione, abbiamo scelto di affidare al progetto di Alex Torricini la gestione dal 2018, convenendo sin da subito, sull’opportunità di rinnovare per il 2017 il contratto con Mauro Cariboni, così che egli avesse tempo di trovare una altra occupazione.

Siamo perfettamente coscienti che i tempi cambiano e che anche le strutture alpinistiche hanno in gran parte mutato la loro funzione da punti tappa per le ascensioni a, sempre più spesso meta di semplici escursioni. Che su di esse gravano, giustamente, un’infinità di norme volte a garantire igiene e sicurezza dei frequentatori oltre a salvaguardare il delicato ecosistema in cui insistono. È per questo che pensiamo di organizzare, nella primavera prossima, un forum con oggetto: “Rifugi, idee per nuove modalità di gestione” con l’obiettivo di confrontarci con gli operatori sia delle terre alte che dei fondo valle su un problema, come già detto, sempre più complesso.

Concludo ricordando che il CAI Milano non ha solo i rifugi, ma che siamo molto attivi, in un contesto urbano non facile, nell’educazione e formazione di chi va in montagna. Insegniamo l’approccio rispettoso dell’ambiente, e in particolare la sicurezza. Teniamo corsi di formazione e istruzione scientifica”.

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