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L’Artico sta male e dalla sua salute dipende quella di tutto il Pianeta

Secondo il rapporto 2016 del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’agenzia governativa americana che gestisce i sistemi di osservazione della Terra, l’Artico non gode di buona salute, anzi.

Più di 60 scienziati da diversi paesi confermano infatti che le temperature artiche continuano a salire, in media sono più alte di 3.5°C, ad un ritmo che è il doppio rispetto a quello del Pianeta. Lo scorso settembre l’estensione del ghiaccio marino, quando viene di solito registrato il valore minimo, ha raggiunto un valore vicino al minimo storico del 2012. Non che nei mesi successivi sia andata meglio: ad ottobre e novembre le temperature erano di 6-7°C più alte della media, facendo raggiungere l’estensione del ghiaccio marino un nuovo record storico, in negativo. Non solo i ghiacci artici si riducono, ma anche la copertura del manto nevoso nel nord del Canada e degli Stati Uniti: in aprile e maggio non era stata così esigua dal 1967.

A ciò si aggiungono i risultati dello studio sul permafrost del Cnr di Bologna, pubblicati su Nature Communications. Secondo il team di ricerca, il permafrost, lo strato di terreno ghiacciato, contiene al suo interno bolle con picchi di carbonio dall’ultima era glaciale. “Si tratta del carbonio solido presente nelle biomasse del suolo, materiale organico dalle antiche foreste, vegetazione e animali, sedimentato nel corso della storia – spiega a Repubblica Tommaso Tesi, ricercatore dell’Ismar-Cnr di Bologna e primo autore dello studio – che da materiale inerte, congelato, torna disponibile per i batteri. Questi ultimi, “mangiando”, lo trasformano in anidride carbonica e metano. Migliaia di anni fa questo processo fece aumentare la temperatura del pianeta molto rapidamente”. Il potenziale totale di gas serra intrappolato nel ghiaccio è pari a quasi due secoli di emissioni.

Il terreno ghiacciato nelle zone artiche, che come indica il rapporto del NOAA si sta sciogliendo, sta quindi scaricando in atmosfera carbonio, sotto forma di anidride carbonica e metano, i gas principali responsabili dell’riscaldamento globale, a cui si aggiungono quelli prodotti direttamente dalle attività umane, che in base all’ultimo rapporto Ipcc, ammontano a circa 8,9 miliardi di tonnellate di carbonio. Un circolo vizioso, che se non interrotto andrà ad incidere in modo irrimediabile sulla salute della Terra. 

 

(Photo @ ICCG)

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