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Sulle tracce dei ghiacciai – Ande 2016: “un vero e proprio collasso delle masse glaciali”

Una velocità superficiale da 15 a 77 cm al giorno e una fusione del ghiaccio di 4-6 cm al giorno sono solo alcuni dei numeri più significativi ricavati dall’elaborazione dei dati raccolti sul ghiacciaio patagonico Exploradores (Cile), uno dei tanti ghiacciai visitati dalla spedizione “Ande 2016”, dove maggiormente si sono concentrate le ricerche scientifiche.  Anche in quest’occasione i confronti fotografici hanno confermato, nonostante le dinamiche glaciali complesse e differenti tra un ghiacciaio e l’altro in funzione della posizione geografica, un vero e proprio collasso delle masse glaciali.

Ghiacciaio Upsala 1931-2016 @ Fabiano Ventura
Ghiacciaio Upsala 1931-2016 @ Fabiano Ventura

Questi dati e altri sono apprezzabili anche dal modello 3D dello stesso ghiacciaio elaborato dai ricercatori che hanno preso parte alla missione fotografico-scientifica che si è svolta in Patagonia durante l’estate australe 2016  e che è stata realizzata nell’ambito del progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”, firmato dal fotografo naturalista Fabiano Ventura.

“E’ sconcertante – dice Fabiano Ventura – come dal confronto tra le immagini scattate da Alberto Maria De Agostini poco più di ottanta anni fa e quelle scattate lo scorso inverno, emerga come delle masse glaciali immense come quelle che colmavano la valle del ghiacciaio Upsala, (lunga 70 km, larga oltre 10 km e nei punti più profondi anche 1000 m), siano completamente scomparse o si siano ritirate di decine di chilometri”.

Per realizzare il modello 3D del ghiacciaio, che permette la visita virtuale dell’apparato consentendo ai ricercatori di osservare e misurare ora anche da remoto le forme e le geometrie che lo caratterizzano e di fare confronti con altri modelli tridimensionali sviluppati a partire da immagini satellitari,  il team “Sulle tracce dei ghiacciai” ha scattato circa 1000 fotografie, tutte georeferenziate e inserite in un software; il risultato è davvero impressionante e a guardarlo su un monitor si ha la sensazione di volarci dentro in elicottero.  I ricercatori hanno usato metodologie geomatiche di fotogrammetria e computer vision messe a punto appositamente, già utilizzate altre volte ma mai in un contesto simile. E’ la prima volta che un lavoro di tale precisione viene portato a termine su un ghiacciaio così esteso, mettendo insieme immagini acquisite da terra.

Non solo immagini e rappresentazioni tridimensionali del ghiacciaio ma anche modelli di fusione fisicamente basati per quantificare quanta acqua rilascia il ghiacciaio! Infatti, grazie a dati acquisiti sul ghiacciaio Exploradores durante la missione cilena con sofisticati radiometri netti e stazioni meteo portatili e a elaborazioni condotte nei laboratori italiani su immagini satellitari multispettrali, i ricercatori hanno descritto un cruciale parametro del ghiacciaio: l’albedo o riflettività superficiale. Questa determina la quantità di energia solare assorbita o riflessa dal ghiacciaio e quindi l’intensità della fusione. La mappa di albedo distribuita ottenuta dai dati satellitari ha rappresentato un dato input fondamentale nel modello di fusione sviluppato dai ricercatori UNIMI che possono così quantificare a scala oraria o giornaliera quanto intensa è la fusione del ghiacciaio e quanta acqua viene di conseguenza rilasciata.

Ghiacciaio Paine 1945-2016 @ Fabiano Ventura
Ghiacciaio Paine 1945-2016 @ Fabiano Ventura

Il team di Ande 2016, formato da fotografi, film-maker e ricercatori delle Università di Roma Sapienza (Area di Geodesia e Geomatica – DICEA) e di Milano Statale (Dipartimento di Scienze della Terra), è rimasto in quei luoghi incontaminati per circa due mesi, tra febbraio e aprile 2016, con l’obiettivo di proseguire il lavoro di documentazione fotografica già avviato nelle tre precedenti spedizioni del progetto, svolte in Karakorum, Caucaso e Alaska, grazie anche al contributo di Enel Green Power, MC-link e Gitzo e di tutti gli Archivi fotografici storici che hanno consentito la comparazione tra immagini del passato e la realtà di oggi.

La missione scientifica si è svolta nell’ambito del progetto denominato TEMATIC (TEsting Methods And Techniques for Investigating the Cryosphere), promosso dalla Sapienza e dalla Statale in collaborazione con l’Associazione Macromicro.  Lo scopo di TEMATIC è quello di valutare le variazioni morfologiche, di condizioni superficiali, volumetriche e di velocità dei ghiacciai tramite elaborazioni di immagini terrestri, aeree e satellitari, anche con metodologie geomatiche (fotogrammetria e radargrammetria, computer vision) e di diffondere, anche all’esterno del mondo scientifico, le conoscenze sui ghiacciai e sulle loro variazioni nel tempo. La missione patagonica ha inoltre rappresentato una preziosa occasione di test e verifica di metodi e tecniche che i ricercatori milanesi e quelli romani stanno sviluppando per il “Progetto GlacioVar”, sostenuto dal Dipartimento per gli affari regionali, le autonomie e lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DARAS).

La scelta del ghiacciaio cileno Exploradores per condurre test e ricerche scientifiche nell’ambito di TEMATIC e di GlacioVar è stata determinata da due fattori: 1) la rappresentatività di un settore della criosfera di importanza fondamentale nel bilancio energetico e ambientale globale (gli icefield o Campo de Hielo della Patagonia costituiscono uno dei settori maggiormente glacializzati del nostro pianeta al di fuori delle regioni polari); 2) il fatto che nel 2012, negli stessi luoghi è stata realizzata una spedizione nell’ambito di un progetto dedicato allo studio delle variazioni glaciali in Patagonia in rapporto ai cambiamenti climatici, coordinato dai ricercatori milanesi.

Ghiacciaio Grey 1945-2016 @ Fabiano Ventura
Ghiacciaio Grey 1945-2016 @ Fabiano Ventura

Ma l’Exploradores non è stato l’unico ghiacciaio visitato. La spedizione, infatti, ha percorso oltre 1000 km nella Patagonia cilena e argentina alla ricerca dei luoghi fotografici storici ed è parte integrante del progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”, ideato e coordinato dal fotografo Fabiano Ventura,  partito nel 2009 e che ha già all’attivo 4 spedizioni sui più importanti ghiacciai del Pianeta. L’archivio prodotto da Ventura si candida ad essere la più importante documentazione dedicata ai ghiacciai della Terra, realizzata attraverso la tecnica della fotografia comparativa (repeat photography: confronto fotografico tra immagini storiche e moderne ottenute dallo stesso punto di ripresa per ottenere una perfetta sovrapposizione).

Ventura questa volta ha ripercorso le orme del sacerdote salesiano, esploratore, fotografo e cineasta Alberto Maria De Agostini, ripetendone le splendide fotografie, realizzate tra il 1910 e la metà degli anni ’50, dagli esatti punti di ripresa e nello stesso periodo dell’anno. L’obiettivo è quello di studiare il cambiamento di quei territori negli ultimi 90 anni. La tecnica della fotografia comparativa infatti sta assumendo sempre più un inconfutabile potere di comunicazione visiva, grazie al quale è possibile divulgare al grande pubblico i profondi  effetti dei cambiamenti climatici a cui l’umanità dovrà adattarsi. Obiettivo principale del fotografo romano è infatti quello di sensibilizzare il grande pubblico, attraverso una forte comunicazione visiva, le proporzioni di questa problematica di livello planetario.

“Il messaggio inequivocabile che ci propongono questi confronti fotografici – dice Ventura – ci consegna purtroppo un verdetto drammatico e inesorabile: il nostro clima sta cambiando troppo rapidamente, le temperature del pianeta stanno aumentando e l’uomo avrà sempre più difficoltà ad adattarsi a questi repentini cambiamenti”.

@ Fabiano Ventura
@ Fabiano Ventura

I risultati sinora ottenuti del progetto TEMATIC, sotto il profilo applicativo e metodologico, vengono ora presentati al pubblico e grazie a GlacioVar verranno declinati per migliorare le attività di monitoraggio dei ghiacciai Italiani, anche a supporto delle campagne annuali di rilevamento glaciologico coordinate dal Comitato Glaciologico Italiano, e saranno applicati nell’ambito delle ultime due spedizioni del progetto Sulle Tracce dei Ghiacciai che riguarderanno anche i ghiacciai alpini.

Durante la spedizione, una troupe coordinata dal regista Federico Santini ha realizzato le riprese video destinate alla produzione di un documentario che, oltre ad evidenziare il lavoro del team sul campo, racconterà la straordinaria storia dell’esploratore salesiano e la sua enorme attività di esplorazione, unendo immagini ricavate dalle fotografie e dai filmati storici di padre De Agostini con le riprese attuali. Il documentario, interamente girato nella Terra del Fuoco e in Patagonia, sarà un vero e proprio viaggio nelle terre del mito esplorativo, e proporrà una fantastica sequenza di alcuni dei luoghi più spettacolari e selvaggi delle regioni americane dell’estremo Sud.

La spedizione, che ha ottenuto il patrocinio di alcune istituzioni tra cui il Ministero degli Affari Esteri e l’Ambasciata argentina in Italia, si è svolta nei seguenti luoghi

  • Il Parco Nazionale delle Torri del Paine (Cile)
  • La zona del lago Argentino (Argentina)
  • Il Parco Nazionale Los Glaciares (Argentina)
  • Il ghiacciaio Exploradores (Cile)
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